L’arte del ferro battuto

L’arte del ferro battuto è molto antica. Nonostante il ferro sia l’elemento più reperibile in natura, la sua diffusione è stata storicamente assai lenta e difficile. Anche se strumenti e armi di metallo duro sono noti già da un paio di millenni, la storia del ferro battuto nasce molti secoli dopo, quando gli uomini di allora si accorsero che la massa di ferro fuso doveva venire nuovamente scaldata per venire successivamente forgiata e modellata secondo le varie necessità. Di ciò se ne occupava il fabbro, figura circondata anche da un’aura magica, che divenne ben presto di grande rilievo nella società e nell’organizzazione civile.
Il ferro battuto in epoca romana

In epoca romana i fabbri dirottarono la loro maestria dal settore militare, che fino ad allora era stato il preminente, a quello civile. Il ferro costava troppo ed era ricercato addirittura più dell’argento e già a Roma nacque una prima corporazione di maestri fabbri.

 

Il fabbro itinerante

Si diffuse ben presto la figura del “fabbro itinerante” maestro nell’arte di battere il ferro che si spostava di città in città e metteva la propria conoscenza e capacità a servizio di chi potesse garantirgli un compenso. La materia prima, il ferro fuso, veniva prodotta in pochi grandi centri, in genere nelle vicinanze delle miniere.

 

Il ferro battuto a Firenze

Firenze è sempre stata considerata una vera e propria culla della lavorazione del ferro. Nel 1200 esisteva già un’attività molto fiorente. A quell’epoca la maggior parte dei fabbri, produceva utensili a mano e attrezzi vari per l’agricoltura. Quella dei fabbri e della lavorazione del ferro fu addirittura una delle più antiche corporazioni artigiane della città nella quale si riunirono i maestri fabbri per avere maggiore peso e rappresentatività. La corporazione dei fabbri aveva fra l’altro alcuni elementi distintivi rispetto alle altre di quel tempo, i garzoni dei fabbri godevano infatti di una posizione particolarmente privilegiata, con un salario molto buono, prendevano inoltre parte alle decisioni della corporazione.

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Scopriamo la scala a chiocciola modulare

Per chi ha problemi di spazi ristretti e volesse collegare due piani diversi, la soluzione ideale è inserire una scala a chiocciola modulare. Si chiama in questo modo poiché è costituita da moduli che possono essere assemblati direttamente dalla persona e non necessitano l’intervento di un tecnico specializzato. Le scale modulari a chiocciola non vengono adottate solamente da chi ha spazio limitato in casa; infatti sempre più spesso le persone optano per questa tipologia di scala anche in presenza di grandi spazi. Ciò avviene per una questione di estetica, per giocare su effetti moderni differenti. Solitamente le scale modulari a chiocciola hanno la struttura in comune ma possono differenziarsi l’una dall’altra per via dell’ampiezza, la forma dello scalino e il materiale utilizzato.

C’è chi opta per il classico legno, chi preferisce l’acciaio, il cristallo, la fibra di vetro, il policarbonato. Le scale modulari a chiocciola possono essere a pianta rotonda, il cui effettivo ingombro architettonico è definito dal diametro, o a pianta quadrata, definita allo stesso modo dal cosiddetto lato; con raggio utile o pedata utile si distingue lo spazio realmente sfruttabile durante l’utilizzo della scala. A seconda della forma e della portata del diametro/lato si avrà un numero di gradini relativo. Il pianerottolo d’arrivo è detto “gradino di sbarco” ed è di forma diversa da tutti gli altri; le chiocciole possono essere destrorse o orarie (la mano sinistra si appoggia al corrimano) e sinistrorse o antiorarie (la scala gira verso sinistra salendo ed è la mo destra che si appoggia).

Scale elicoidali
Vera eccezione strutturale tra le scale a chiocciola modulari è la scala elicoidale, che si snoda con o senza piantone centrale; i gradini sono ancorati da ambo le parti a fasce parallele. La grande versatilità di questo tipo di scale, sia in termini di dimensioni che di impiego di materiali, ne ha caratterizzato il grande successo degli ultimi anni. Possono essere impiegate sia all’interno che all’esterno e si adattano a qualsiasi tipo di arredamento e di dimensioni della casa, dato che il diametro/lato minimo può andare dai 100/125 cm a oltre due metri.

Pettorina Julius K9

La Julius K9 è un’azienda europea molto rinomata per la produzione di pettorine per cani ma non solo. Vanta più di 10 anni nella produzione di accessori specifici per il mercato sportivo, attrezzatura da salvataggio e equipaggiamento per hobby vari. Tutti i prodotti sono studiati appositamente per creare la perfetta armonia tra cane e padrone, rispettando standard rigidi volti a garantire al cliente il massimo della qualità e durevolezza del prodotto.

Le pettorine Julius K9 sono ultra comode, sicure e rivolgono sempre un occhio al design. A differenza di prodotti di altre marche, non presentano una forma fastidiosa e irregolare per il collo del cane, ma si poggiano perfettamente sul torace del nostro amico a quattro zampe. In questo modo il carico verrà distribuito in maniera equilibrata sulla cassa toracica dell’animale che quasi dimenticherà di indossarla. Proprio per questo motivo le pettorine Julius K9 sono perfette anche per uso professionale e sportivo.

Questi prodotti sono realizzati in 100% poliestere, materiale robusto, resistente al graffio e idrorepellente, che garantisce una facile pulizia e durata nel tempo anche se sottoposto a sollecitazioni importanti. La fodera interna è realizzata in Oko-Tek, un materiale tessile che rispetta i rigidi standard chimici ed ecologici, traspirante che non dà irritazioni cutanee né al cane né al padrone.
Le pettorine Julius K9 sono provviste di cinghia completamente regolabile su torace e ventre, adattandosi perfettamente al corpo del cane. Le fibbie di sicurezza prima di essere inserite, devono superare dei rigidi controlli di Crash-Test e quindi sono necessariamente robuste. La cinghia addominale e le cuciture riflettenti assicurano un’ulteriore sicurezza per il proprio cane durante le passeggiate durante le ore serali. Un optional particolarmente simpatico che piace a molti padroni è la possibilità di personalizzare la pettorina del proprio amico a quatto zampe magari con il suo nome, aggiungendo quel tocco di originalità che non guasta mai.

Scopriamo le tipologie più comuni di rilegatura

Non solo il contenuto, ma anche la forma e la qualità materiale di un libro contribuisce al suo successo. Tra le componenti strutturali  la rilegatura è un aspetto di grande importanza e può essere di vari tipi in base al numero di pagine di cui si compone il testo e alla natura del libro stesso. Vediamo le tipologie di rilegature più in uso.

Rilegatura spillata

La più semplice tra le tipologie di rilegatura, si usa per pubblicazioni composte da poche pagine e che non necessitano, quindi, di dorsetto. Le pagine del libro, montate in quarti, sono spillate sulla piegatura insieme alla copertina.

Spirale

La rilegatura con spirale viene usata quando si ha la necessita che il libro rimanga aperto in una determinata pagina. Ad esempio nel caso degli spartiti musicali, ma la spirale è molto usata anche per la realizzazione di agende o calendari. Si tratta di un procedimento molto semplice: le pagine vengono sovrapposte e bucate sul margine con fori rettangolari distanti 2 o 3 millimetri tra di loro. Tramite un’apposita macchina, poi, nei fori viene applicata una spirale metallica a sezione circolare.

Brossura fresata

Tipologia di rilegatura molto comune, usata per i libri che superano i tre millimetri di spessore. Le pagine del libro vengono divise in diversi fascicoli, le “segnature” (chiamati, ottavi, dodicesimi, sedicesimi, ventiquattresimi o trentaduesimi, a seconda di quante pagine si compongono) che vengono “fresati” – ossia tagliati con una fresa – dal lato della piega e incollati in sequenza sul dorsetto. Grazie al taglio effettuato dalla fresa la colla penetra a margine delle pagine, permettendo una migliore tenuta del libro nel tempo. Una volta terminato, il libro viene rifilato sui tre lati.

Brossura in filo refe

Con la brossura in filo refe le “segnature”, prima di essere incollate sul dorsetto, vengono cucite al centro con un filo in cotone, canapa, lino o materiale sintetico. La cucitura garantisce una migliore tenuta nel tempo e una maggiore resistenza all’usura rispetto alla brossura fresata, presentando però un costo maggiore.

Articolo realizzato con la consulenza di Edprint, la migliore tra le  legatorie genova.

Cosa sono il parquet ed il parquet laminato.

Per rinnovare l’aspetto della propria abitazione non occorrono, contrariamente a quanto si pensa, grandi lavori, bensì il primo e più semplice atto da porre in essere è ammodernarne la pavimentazione.
Oggi giorno, sul mercato, ci sono diverse soluzioni per dare nuovo lustro al pavimento della propria abitazione e nel presente articolo andremo a vedere le differenze tra il parquet ed il laminato.
Il Parquet padova è una pavimentazione composta da legno massiccio di spessore che può variare da mm 10 a mm 22 o dall’assemblaggio di singoli elementi di legno con spessore minimo di mm 2,5 (secondo le normative europee) ad un supporto che può essere in multistrato di betulla prima della posa.
Il laminato non è un vero e proprio parquet, anche se visivamente può sembrare, ma è formato da uno strato di legno non pregiato ovvero fibre di legno raffinate ricomposte con resina melamminica di alta qualità sulla cui superficie è applicata una materia plastica stampata ad altissima risoluzione che raffigura l’essenza e le venature del legno. La tecnica di posa è quella flottante senza colla. Gli elementi di laminato sono fissati tra loro con soluzioni di incastro a click ed appoggiati sul fondo preventivamente coperto da un foglio di materiale isolante.
L’operazione di posa è abbastanza semplice che potrà esser esegui da da chi possiede un minimo di manualità!
In entrambi i casi, sia che si scelga la soluzione perquet o la soluzione laminato, la vostra abitazione diventerà subito più calda ed accogliente.