Quali sono i costi da sostenere per l’arredamento di un bar?

Se avete deciso di aprire un bar, significa che avete già stabilito se dal punto di vista economico possa trattarsi di un buon investimento. A questo punto, è il caso di capire quali sono i costi da sostenere per dotare il vostro locale di bancone e degli altri elementi dell’arredamento bar.

Questa necessità, è chiaro, si presenta in particolare se abbiamo intenzione di costruire un bar nuovo, meno invece, se consideriamo uno già esistente, ma non è raro che, anche in questo caso, si decida di rinfrescare l’immagine anche di un locale che, pur funzionante, appare vecchiotto e cadente. 

Va da se che l’elemento di arredo più costoso di un bar, ma anche di una pasticceria o una gelateria, è naturalmente il bancone, che comprende, oltre alla parte che si vede, diciamo la parte “estetica” anche tutta la struttura interna, la cella frigo e, di solito, anche una vetrina refrigerata/riscaldata.

Il costo di un banco bar medio è intorno ai 5000 euro al metro quadro, ma le differenze, verso l’alto o verso il basso, possono essere enormi. Tanto per fare alcuni esempi il linoleum a bolle che si mette sulla pedana del retrobanco può andare dai 7/8 euro fino ai 40 euro per metro quadro.

I graniti naturali del top (il piano dove si appoggiano le tazzine) possono costare poche decine di euro per mq, mentre i costi vanno sull’ordine delle centinaia di euro se si scelgono materiali come il Korian o l’Okite. Il costo della vetrina refrigerata può variare da 3.000 a 20.000 euro, a seconda dei materiali e delle finiture che scegliete, ma anche della forma.

Ad esempio, una vetrina di forma squadrata costa meno di una dalla forma tondeggiante. La cosa più importante è scegliere elementi per l’arredamento bar bergamo in materiali di qualità, oppure vi troverete a sostituirli dopo poco tempo. Se avrete scelto bene i vostri elementi d’arredo, ed effettuerete regolarmente le operazioni di manutenzione, anche dopo decine d’anni il vostro locale apparirà gradevole. 

Lo Spurgo del mio pozzo nero

Oggi vi racconto una piccola avventura che mi é accaduta. Più precisamente 2 inverni fa.

Dovete sapere che la mia casa, essendo troppo al di sotto della fognatura principale, gestita da un’azienda partecipata dal mio comune, dispone di un pozzo nero per contenere le acque nere.

Quindi abbiamo la necessità, con cadenza periodica, di spurgare il pozzo, infatti grazie ad una cisterna di un autospurgo ripuliamo tutta la fossa.

Anche in inverno non ci possiamo sottrarre a questo rituale.

Ma quell’inverno di 2 anni fa una serie di concause fecero si che il pozzo nero si riempì a dismisura.

Era da 2 giorni che nevicava copiosamente e tutti barricati in casa come eravamo, avevamo dimenticato di chiamare l’autospurgo. In ogni caso quest’ultimo difficilmente sarebbe potuto arrivare con 2 metri di neve che ostruivano la strada che porta alla nostra casa.

Il terzo giorno di neve iniziammo a sentire un odore inconfondibile, era il pozzo nero intasato che scaricava in maniera inequivocabile il suo liquame.

La cosa che immediatamente mi balenò nella mente era “dove potevo scaricare quel liquame?”.
Fortunatamente avevo una pompa con galleggiante che pescava a raso. Dopo che ebbi spalato la neve, che ostruiva il vialetto di casa e di conseguenza sbarrava l’accesso alla rimessa, dove era posto l’attrezzo, mi misi al lavoro. Ma disgraziatamente la pompa, per il troppo freddo, era bloccata. Le provai tutte per farla ripartire, usai perfino il cannello della fiamma ossidrica, ma nulla fu efficace.

Intanto attorno al pozzo nero si era formata una sorta di palude nauseabonda. A quel punto pensai di costruire una sorta di canale di scolo, che avrebbe permesso al liquame di defluire in qualche modo sul campo sottostante. Mi armai di pala, piccone e iniziai i lavori. Riuscii a completare il piccolo canale all’imbrunire, tant’è che dovetti usare delle torce ad alta intensità visto il buio imperante.

Con questo piccolo stratagemma ero riuscito a far defluire il liquame del pozzo nero il più lontano possibile dalla casa. Al 5 giorno, quando ormai la temperatura era salita e la neve stava via via sciogliendosi, il camion dell’autospurgo fece la sua comparsa e in men che non si dica spurgò il pozzo nero.

La situazione dopo molto olio di gomito e nasi forzatamente tappati si risolse, ma avrei fatto meglio a chiamare urgenza spurghi monza.

Come si organizza un trasloco da soli?

Il trasloco è un’operazione complicata e stressante. Se vuoi organizzare un trasloco da solo informati sulla capacità di carico della tua vettura, chiediti se ne vale davvero la pena. Dovrai fare molti viaggi, consumare benzina e con i carichi pesanti potresti compromettere la stabilità del veicolo. Facendo le dovute valutazioni economiche, considera di prendere a noleggio un furgone.

Il trasloco fai da te è possibile ma solo se non agisci in assoluta autonomia e solo se hai il fisico giusto per farlo. Se non sei un tipo atletico, scordati di trasportare poltrone e divani per le scale del nuovo palazzo!

Consigli utili da non dimenticare

  1. Fai un inventario degli oggetti che stai spostando.
  2. Fatti aiutare da un amico.
  3. Imballa tutti i componenti d’arredo. Usa carta da imballaggio o pellicole plastiche semplici per gli oggetti resistenti. Per gli oggetti fragili adopera le plastiche da imballaggio con bolle d’aria.
  4. Acquista o fatti prestare un carrello per trasportare il materiale dalla casa alla macchina e viceversa.
  5. Svuota sempre i mobili prima di spostarli e, per eliminare l’attrito con il pavimento.
  6. Approfitta del trasloco per fare una cernita di ciò che ti serve davvero. Puoi donare gli oggetti superflui, vestiti che non sai quando indosserai di nuovo e libri che probabilmente non rileggerai mai!
  7. In caso di mobili antichi, complementi d’arredo pregiati, valuta di rivolgerti a un traslocatore che si occupi di traslochi monza in grado di offrirti una garanzia per quel determinato oggetto di valore.
  8. Per spostare divani e tavoli, rimuovi prima “le gambe” e tutte le componenti che possono essere rimosse. Proteggi il divano con un involucro di plastica di imballaggio a bolla.
  9. Spostare il materasso è molto difficile: quello matrimoniale è ingombrante e per di più, se di ultima generazione, non dovrebbe essere piegato altrimenti si rovinerebbe.

L’arte del ferro battuto

L’arte del ferro battuto è molto antica. Nonostante il ferro sia l’elemento più reperibile in natura, la sua diffusione è stata storicamente assai lenta e difficile. Anche se strumenti e armi di metallo duro sono noti già da un paio di millenni, la storia del ferro battuto nasce molti secoli dopo, quando gli uomini di allora si accorsero che la massa di ferro fuso doveva venire nuovamente scaldata per venire successivamente forgiata e modellata secondo le varie necessità. Di ciò se ne occupava il fabbro, figura circondata anche da un’aura magica, che divenne ben presto di grande rilievo nella società e nell’organizzazione civile.
Il ferro battuto in epoca romana

In epoca romana i fabbri dirottarono la loro maestria dal settore militare, che fino ad allora era stato il preminente, a quello civile. Il ferro costava troppo ed era ricercato addirittura più dell’argento e già a Roma nacque una prima corporazione di maestri fabbri.

 

Il fabbro itinerante

Si diffuse ben presto la figura del “fabbro itinerante” maestro nell’arte di battere il ferro che si spostava di città in città e metteva la propria conoscenza e capacità a servizio di chi potesse garantirgli un compenso. La materia prima, il ferro fuso, veniva prodotta in pochi grandi centri, in genere nelle vicinanze delle miniere.

 

Il ferro battuto a Firenze

Firenze è sempre stata considerata una vera e propria culla della lavorazione del ferro. Nel 1200 esisteva già un’attività molto fiorente. A quell’epoca la maggior parte dei fabbri, produceva utensili a mano e attrezzi vari per l’agricoltura. Quella dei fabbri e della lavorazione del ferro fu addirittura una delle più antiche corporazioni artigiane della città nella quale si riunirono i maestri fabbri per avere maggiore peso e rappresentatività. La corporazione dei fabbri aveva fra l’altro alcuni elementi distintivi rispetto alle altre di quel tempo, i garzoni dei fabbri godevano infatti di una posizione particolarmente privilegiata, con un salario molto buono, prendevano inoltre parte alle decisioni della corporazione.

Per richiedere lavori in ferro battuto visita: www.aziendamultiservice.it

Scopriamo la scala a chiocciola modulare

Per chi ha problemi di spazi ristretti e volesse collegare due piani diversi, la soluzione ideale è inserire una scala a chiocciola modulare. Si chiama in questo modo poiché è costituita da moduli che possono essere assemblati direttamente dalla persona e non necessitano l’intervento di un tecnico specializzato. Le scale modulari a chiocciola non vengono adottate solamente da chi ha spazio limitato in casa; infatti sempre più spesso le persone optano per questa tipologia di scala anche in presenza di grandi spazi. Ciò avviene per una questione di estetica, per giocare su effetti moderni differenti. Solitamente le scale modulari a chiocciola hanno la struttura in comune ma possono differenziarsi l’una dall’altra per via dell’ampiezza, la forma dello scalino e il materiale utilizzato.

C’è chi opta per il classico legno, chi preferisce l’acciaio, il cristallo, la fibra di vetro, il policarbonato. Le scale modulari a chiocciola possono essere a pianta rotonda, il cui effettivo ingombro architettonico è definito dal diametro, o a pianta quadrata, definita allo stesso modo dal cosiddetto lato; con raggio utile o pedata utile si distingue lo spazio realmente sfruttabile durante l’utilizzo della scala. A seconda della forma e della portata del diametro/lato si avrà un numero di gradini relativo. Il pianerottolo d’arrivo è detto “gradino di sbarco” ed è di forma diversa da tutti gli altri; le chiocciole possono essere destrorse o orarie (la mano sinistra si appoggia al corrimano) e sinistrorse o antiorarie (la scala gira verso sinistra salendo ed è la mo destra che si appoggia).

Scale elicoidali
Vera eccezione strutturale tra le scale a chiocciola modulari è la scala elicoidale, che si snoda con o senza piantone centrale; i gradini sono ancorati da ambo le parti a fasce parallele. La grande versatilità di questo tipo di scale, sia in termini di dimensioni che di impiego di materiali, ne ha caratterizzato il grande successo degli ultimi anni. Possono essere impiegate sia all’interno che all’esterno e si adattano a qualsiasi tipo di arredamento e di dimensioni della casa, dato che il diametro/lato minimo può andare dai 100/125 cm a oltre due metri.